Henry cotto dell’Arsenal: “Tornerei anche come giardiniere. Un giorno mi piacerebbe…”

L’ex attaccante francese è tornato a parlare del suo vecchio club a FourFourTwo. Con l’augurio, prima o poi, di rientrare a ‘casa’: “Accetterei qualsiasi cosa, mi piacerebbe giocare nuovamente per loro, purtroppo non posso. Metà del mio cuore appartiene all’Arsenal, l’altro alla mia famiglia”

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Una storia infinita quella tra Titì e i Gunners, nata da un’intuizione di Arsene Wenger nell’estate del ’99, quando lo strappò alla Juve di Carlo Ancelotti per dieci milioni di sterline. Durò meno di 200 giorni l’avventura di Henry in Italia. L’errore più grande di Re Carlo che, dall’alto della sua grande onestà, ha poi ammesso di aver preso un abbaglio.

Pensate che a nord di Londra non erano così tanto convinti. “Ma si può sostituire in quel modo Nicolas Anelka?”
C’era una parte della critica che nutriva profondi dubbi sulla bontà dell’operazione. Anelka era stato ceduto al Real Madrid di Vicente Del Bosque dove non farà benissimo e ci resterà per una sola stagione. Il tempo necessario per mettere comunque in bacheca una Champions League. Il signore che verrà dopo scriverà la storia del club al punto da trovarsi una statua bronzea all’ingresso di Emirates, il nuovo impianto dell’Arsenal.

Sul giovane francesino, Wenger aveva già intravisto le stimmate del campione. I due avevano lavorato insieme nel settore giovanile del Monaco e, Titì prima della metamorfosi che gli cambierà la vita, era (quasi) per tutti un’ala sinistra dalle belle speranze.

Non per Wenger che lo plasmerà al punto tale da trasformarlo in un giocatore totale in grado di spaziare su tutto il fronte offensivo. Esterno, prima e seconda punta, bravo ad adattarsi con qualsiasi partner al suo fianco. Il risultato lo abbiamo visto tutti e va al di là dei numeri che sono sempre e comunque dalla sua parte. Con 228 gol è il miglior marcatore della storia dei Gunners e il miglior della Premier con la maglia dell’Arsenal.

Nell’ultima intervista rilasciata a FourFourTwo ha manifestato tutto il suo amore per il club e chissà che un giorno non possa veramente realizzare il suo sogno. Lì non c’è bisogno di bussare alla porta, lo conoscono tutti, anche se non siamo più al vecchio Highbury, resta sempre quella dolce magia di casa. Di fatto, da quelle parti non è mai andato via, la statua in suo onore è il miglior attestato di stima che potesse ricevere: “Nemmeno nei miei sogni più folli”, dirà subito dopo.

Se chiedi a un tifoso dell’Arsenal se un giorno gli piacerebbe allenare l’Arsenal, risponderà di sì. Se chiedi a un tifoso dell’Arsenal se vorrebbe segnare un gol per l’Arsenal, ti risponderà di sì. Quando ne parlo, il sogno ce l’ho nel sangue: sono un tifoso Gunners. Mi piacerebbe allenare, ma accetterei qualsiasi cosa. Se mi chiamassero per fare il kit man o anche se dovessi tagliare l’erba dell’Emirates Stadium. Mi piacerebbe anche giocare nuovamente per loro, ma non posso”.

C’è un episodio che ha segnato in maniera particolare l’avventura dell’attaccante francese in Premier. Un gol che più di tutti ha fatto breccia nel suo cuore, quando nel 2012 tornò in prestito per due mesi dal New York Red Bulls. Ovviamente, si presentò a modo suo, segnando.

“L’Arsenal fa parte di me e lo sarà sempre. Metà del mio cuore appartiene al club e l’altra alla mia famiglia. Anche l’intesa che ho con i tifosi dell’Arsenal è qualcosa che non posso descrivere, mi mancherà sempre. Se potessi rivivere una notte, sarebbe quella in cui, al ritorno dal prestito, ho segnato il gol della vittoria contro il Leeds. Era il terzo round della FA Cup, i nostri avversari erano campioni in carica. Sicuramente non è stato il più bel gol che abbia realizzato con la maglia dell’Arsenal, ma ero tornato in contatto con i tifosi per una notte. Fu una soddisfazione enorme”.

Da circa due settimane si è dimesso da allenatore dei Montreal Impact per motivi personali. L’idea è di tornare in panchina fra qualche mese, dopo aver risolto tutti i problemi. Magari, un giorno, su quella dei sogni.

Mario Lorenzo Passiatore

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