Hagi, sinistro e colpi di testa: la storia del Maradona dei Carpazi che amava Cruijff!

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Giocate meravigliose ma anche comportanti sopra le righe per il fuoriclasse rumeno.

Negli anni ’80 il dittatore Nicolae Ceaușescu controllava ogni aspetto della Romania. Anche lo sport ed in particolare il calcio. In quegli anni c’era un ragazzo che con il pallone tra i piedi ci sapeva fare. Il suo nome è Gheorghe Hagi, è nato a Sacele, distretto di Costanza e sta muovendo i primi passi nel calcio rumeno. Un ragazzo tutto estro e fantasia che brucia le tappe. Gli amici lo chiamano Gica e ha un grande obiettivo: diventare uno dei più forti al Mondo proprio come il suo grande idolo, ovvero Johan Cruijff.

La Nazionale e lo “scambio” tra padre e figlio

Il primo a intravedere grandi cose in lui è Mircea Lucescu, storico allenatore rumeno che in Italia abbiamo visto sulla panchina di Brescia e Inter. L’allora c.t. della Romania decide di convocare a 18 anni questo ragazzo che sta facendo grandi cose nelle giovanili della Nazionale e nel suo club d’appartenenza, il Viitorul Costanza. Lucescu, e non solo, è innamorato del sinistro di Hagi che disegna parabole incredibili. A 20 anni, due anni dopo l’esordio in Nazionale, sarà già capitano della Romania. A fine carriera diventerà il giocatore rumeno ad aver segnato più gol con la maglia della Nazionale, eguagliato anni dopo da Adrian Mutu con 35 reti. Per tutti Hagi diventerà “Regele”, ovvero il Re, o come lo chiamano in Europa, il Maradona dei Carpazi.

Torniamo un attimo indietro. Nel 1986 Hagi gioca con lo Sportul Studentesc, una delle società più antiche del calcio rumeno. In quel periodo era controllata dalla famiglia del dittatore Ceaușescu. La squadra più importante del Paese è invece la Steaua, fresca di vittoria in Coppa dei Campioni, il cui manager è Valentin Ceaușescu, figlio del dittatore, che in vista della sfida di Supercoppa Europea contro la Dinamo Kiev, chiede in “prestito” Hagi per quella partita. La Steaua vince con un gol su punizione di Hagi, all’esordio con la maglia della Steaua. Ovviamente Hagi non tornerà indietro e resterà per tanti anni nella squadra della Capitale.

Spagna e Italia, poche luci.

La caduta del Muro di Berlino cambia tutto anche in Romania. La rivoluzione rumena porta alla morte del regime dittatoriale di Ceaușescu, le frontiere del calcio sono aperte e Hagi dopo Italia ’90 inizia a piacere molti club europei. La spunta il Real Madrid ma in Spagna tante ombre e poche luci. Colpa di un carattere per nulla gestibile, molto rissoso. Dopo due anni lascia il Real Madrid e approda in Italia, al Brescia di Corioni, che riesce a convincere Hagi a vestire la maglia delle Rondinelle anche grazie all’allora allenatore Lucescu, l’ex maestro. Primo anno non mantiene le attese, il Brescia retrocede, nella seconda stagione, in Serie B, Hagi segna gol e riporta le Rondinelle in Serie A e vince la coppa Anglo-italiana. Torna in Spagna, questa volta a Barcellona, a chiamarlo è il suo idolo: Johan Cruijff. Anche in blaugrana però tante ombre e poche luci, Hagi non riesce a convincere il tecnico a schierarlo titolare. Dopo due anni decide di lasciare la Spagna e di approdare in Turchia. E qui comincia la seconda carriera di Hagi.

La rinascita a Istanbul

Il Galatasaray, dopo il quarto posto in campionato nella stagione 1995-1996, decide di affidarsi al tecnico turco Fatih Terim che chiede l’acquisto di Hagi per formare una coppia importante con Hakan Sukur. Il Galatasaray svolta decisamente e vince quattro campionati consecutivi raggiungendo il culmine a fine anni ’90 con la vittoria del campionato, della Coppa Uefa e della Supercoppa l’anno successivo con Lucescu in panchina. Hagi ritorna a splendere formando con Sukur una delle coppie più importanti e pericolose del panorama europeo (leggi il nostro articolo sulle coppie gol degli anni ’90 clicca QUI). Hagi termina la sua carriera nel club turco diventando uno dei giocatori più amati in Turchia. Ci tornerà da allenatore in due occasioni senza mai lasciare il segno (una Coppa di Turchia da subentrante). Anche in patria, sia come c.t. della Nazionale che come allenatore della Steaua, non lascerà il segno. Farà bene come allenatore (e proprietario) del Viitorul Costanza, il suo primo club, che porterà alla vittoria del campionato, della Coppa e Supercoppa Nazionale.
Curiosità: qualche mese fa, a causa del mancato accesso ai playoff, Hagi si è autoesonerato. Essendo proprietario del club, ha deciso di lasciare la panchina.

L’ennesimo gesto di un campione dall’immenso talento e dalla grande personalità. Anche troppa.

C.R.

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