Guidolin, il normalizzatore che fece sognare Udine!

I friulani con l’allenatore veneto hanno vissuto gli anni migliori di sempre, con due qualificazioni con-secutive in Champions League e una in Europa League: un gruppo che si è rivelato essere un trampolino di lancio per tanti protagonisti.

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La parentesi di Francesco Guidolin all’Udinese è stata tra le più fortunate degli ultimi anni. Non sol-tanto per i friulani si sono aperte per tre anni di fila le porte dei palcoscenici europei, ma sotto la sua gestione sono sbocciati numerosi talenti che sarebbero divenuti grandi protagonisti in Italia ma non solo. Per Guidolin è stato un ritorno ad Udine, dopo una prima parentesi nella stagione 1999 2000 dove ottenne un ottimo sesto posto, prima di accasarsi per anni al Bologna. Un ritorno che inizialmente sembrava non dare i segnali previsti: quattro sconfitte dopo le prime quattro partite, l’attacco che faceva una fatica tremenda e la sua panchina che sembrava scricchiolare fastidiosamente. A cambiare definitivamente le sorti dell’Udinese fu la vittoria interna all’ultimo secondo contro il Cesena alla sesta giornata. Da quel momento in campionato per tre stagioni i friulani sono stati per chiunque tra gli avversari più ostici da affrontare, nonostante un cammino europeo privo di sussulti: un incantesimo durato fino alla quarta ed ultima stagione della seconda esperienza di Guidolin, conclusasi con un tredicesimo posto. In quegli anni d’oro ciascun reparto ha avuto i suoi protagonisti.

Portieri

La certezza delle prime due stagioni è stata indubbiamente Samir Handanovic, che forse con Guidolin ha vissuto la sua migliore stagione in carriera: ben sei rigori parati nella stagione 2010-2011 oltre ai numerosi clean sheets: due validissimi motivi che hanno convinto l’Inter ad ingaggiarlo. Per la terza stagione il suo posto fu preso dal serbo Brkic.

Difensori

Nella solida difesa a tre friulana si sono alternati più interpreti: dall’esperienza di Domizzi alla crescita di Danilo, che prese il posto di Zapata dopo la prima stagione. Ma il vero leader si è rivelato essere Benatia, l’autore del gol contro il Cesena che avrebbe di lì a poco vestito le maglie di Roma, Bayern Monaco e Juventus. Sugli esterni i pilastri erano Isla, esterno dai gol pesanti e Armero, tor-nante dalla grande spinta che nella successiva esperienza a Napoli non lasciò il segno.

Centrocampo

Il centrocampo ha visto numerosi cambi nel corso degli anni. Da Gokhan Inler, perno della prima stagione, a Pereyra, che in questa stagione è tornato nel club che lo ha lanciato in Europa. La certezza è stata rappresentata dalla duttilità di Gian Domenico Pinzi, schierabile sia come regista che occasionalmente come jolly dietro le punte. Grande protagonista da mezz’ala nei primi due anni fu Asamoah, che in seguito Conte alla Juventus avrebbe trasformato in un buon terzino di spinta.

Attacco

In attacco la vera grande certezza di Guidolin è sempre stato Totò Di Natale, capocannoniere del campionato nel 2011 e autore di 91 gol in 137 partite sotto la sua gestione. Nella prima stagione è brillata fortemente la stella di Alexis Sanchez, che nell’estate del 2012 ha salutato il Friuli per vivere da protagonista i palcoscenici internazionali al Camp Nou. La terza stagione ha invece visto sbocciare definitivamente il grande talento dalle fasi alterne di Luis Muriel, per la prima volta in carriera in doppia cifra.

Oltre a Muriel, Guidolin ha saputo dare spazio anche ad altri giovani calciatori, tra i futuri protagoni-sti del campionato come Cuadrado, Zielinski, Allan e Faraoni. Il segreto dell’allenatore veneto è stato puntare molto sullo spirito di squadra, oltre che sulla fisicità dei singoli garantito dal suo 3 5 2. I tifosi, a lui molto legati, in questi anni hanno invocato a gran voce un suo ritorno che per il momento non si è concretizzato. Attualmente Luca Gotti ha ripreso il suo modulo e la sua filosofia con interpreti differenti, ottenendo discreti risultati, ma gli anni d’oro di Guidolin rischiano di restare ineguagliabili.

Lorenzo Di Lauro

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