Ferguson: “Temevo di non riuscire più a parlare!”. E quel ricordo con i tifosi…

Cossu: “Ho pensato alle mie bimbe, non potevo mollare”

Batistuta, Edmundo e il Carnevale di Rio: “Un tradimento imperdonabile”

Perrotta: “Se all’estero dico Roma mi rispondono ‘Totti’. Neanche il Papa”

Moriero: “Quella volta che a Mosca bevemmo la vodka nello spogliatoio. Ronaldo fu profetico”

Sono passati quasi tre anni da quando sir Alex Ferguson fu colpito da una terribile emorragia celebrale per la quale ha rischiato di perdere la vita. Per l’ex manager dello United fu una fase terribile, ad oggi pienamente superata.

Da ormai quasi otto anni Sir Alex Ferguson ha smesso di allenare, chiudendo al meglio la sua memorabile era allo United con la vittoria della Premier League 2012 2013. Dopo il ritiro è comunque rimasto vicino agli ambienti della società, che ha patito enormemente il suo addio soprattutto nella gestione dello spogliatoio. Sir Alex è riuscito a farsi amare da tutti, o quasi, nel mondo del calcio, e soprattutto dai tanti giocatori allenati: emblematico il suo rapporto tra gli altri con Rooney e Ronaldo. Ma poco meno di tre anni fa un tragico evento ha rischiato seriamente di compromettere la sua vita: l’ex manager scozzese è stato infatti colpito da una tremenda emorragia cerebrale che ha tenuto l’intero mondo calcistico in grande ansia.

Oggi Sir Alex condivide quei brutti momenti in occasione dell’uscita imminente di uno dei tanti documentari a lui dedicati, Sir Alex Ferguson: Never Give In, diretto dal figlio e previsto in uscita per maggio in Gran Bretagna. In questo lavoro ci si sofferma molto sul suo primo Manchester, una squadra che faticava ad essere tra le big europee e a cui mancava la Premier League addirittura dal 1967: anche Sir Alex per imporsi avrebbe dovuto aspettare il 1993, quasi sette anni. Dalle sue parole commosse si evince come probabilmente il primo titolo sia stato quello più sentito di tutti, quello più emozionante.

Non riuscivo ad uscire dal parcheggio per via dei fan quando abbiamo vinto il nostro primo titolo insieme. Penso che quel giorno avrebbero potuto nominarmi presidente!”.

Ferguson rivela poi uno degli aspetti che maggiormente ha detestato nel suo ruolo di manager.

La cosa peggiore del mio lavoro è stata quella di lasciar partire i giocatori, soprattutto i giovani. Perché tutte le loro ambizioni, speranze e desideri riguardano giocare per il Manchester United di fronte a 75.000 persone e andare a Wembley in una finale, quando glielo porti via è una cosa dolorante. Quindi l’ho odiato“.

Ferguson si sofferma poi principalmente sulle concitate fasi di malattia. “Avevo perso la voce: qual-cosa di terrificante. Non riuscivo a dire neppure una parola! Tutta la vita mi è passata davanti. Avevo paura di non poter ricordare più nulla della mia vita: mi domandavo se avrei recuperato la memoria e se sarei riuscito a parlare di nuovo.” Per superare la fase critica ci è voluto del tempo, nonché la consultazione con un folto team di logopedisti che lo ha aiutato a recuperare la parola, ma adesso il periodo più critico è stato messo definitivamente alle spalle. Dopo alcuni mesi, nell’ottobre 2018, Ferguson è tornato sugli spalti dell’Old Trafford, ricevendo dal suo pubblico un’accoglienza trionfale.
Da quel lontano 1986 lo scozzese non è solo il più grande manager della storia del Manchester, ma anche il suo primo tifoso.

Lorenzo Di Lauro

NON PERDERTI I NOSTRI APPROFONDIMENTI

0 comments on “Ferguson: “Temevo di non riuscire più a parlare!”. E quel ricordo con i tifosi…Add yours →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *