Davids e la Serie A degli anni ’90: “Vi spiego perché molti stranieri fallivano. E la scuola Ajax…”

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In una bella diretta Instagram con Fabio Cannavaro, l’ex giocatore di Milan e Juventus ricorda la sua avventura in Italia e spiega le differenza tra la scuola Ajax e quella italiana.

Il campionato italiano non viene visto più con il fascino di un tempo. Tante critiche piovute sulla nostra Serie A soprattutto dopo la debacle europea che ha portato le squadre italiane fuori dalla Champions già agli ottavi mentre in Europa League solo la Roma porta in alto il tricolore. Una situazione che in tanti hanno cercato di spiegare, ma non c’è una sola verità che possa spiegare il declino del nostro calcio. Eppure negli anni ’90 la Serie A era il campionato più bello e più difficile del Mondo, come testimoniano tanti giocatori stranieri che giocavano in quegli anni nel nostro campionato.

Tra questi c’è sicuramente Edgar Davids, ex centrocampista olandese arrivato in Italia nell’estate del 1996 al Milan dopo la bella esperienza all’Ajax dove è cresciuto calcisticamente. In rossonero però le cose non vanno benissimo per l’olandese spesso definito “mela marcia”. La vita calcistica di Davids cambia improvvisamente con l’approdo alla Juventus dove diventa un baluardo del centrocampo ed è titolare nella forte squadra di Marcello Lippi dove vince tre campionati. Proprio Davids ha elogiato la Serie A degli anni ’90 definendola come scuola importante per un calciatore straniero che veniva nel nostro campionato. Queste le sue parole durante una diretta Instagram con Fabio Cannavaro.

Per gli stranieri giocare in Italia era più difficile, non è come ora. In quell’epoca si avevano al massimo tre stranieri in squadra, poi 5 e così via. Quelli che arrivavano dovevano essere fortissimi, non potevi mollare mai. La concorrenza era alta con gli italiani che a quel tempo, gli anni ’90, erano fortissimi. A quel tempo l’Italia era la più forte lega in assoluto. Non ti poteva capitare di andare in squadre di livello basso, perché in ogni squadra c’erano comunque quei due o tre giocatori capaci di stravolgere una partita. Alla nostra epoca quasi nessun italiano andava all’estero. Ora sono molti di più. Questo ti fa capire quanto il calcio italiano stia cambiando. Ora c’è un continuo scambio tra italiani che vanno a giocare o allenare all’estero e viceversa. Pensa che anni fa in Olanda il catenaccio era visto con diffidenza, poi nei mondiali 2010 in Sudafrica ho visto l’Olanda fare il catenaccio! Non esiste una formula per vincere, devi avere giocatori bravi ma anche bravi da gestire. Noi adesso che siamo allenatori lo sappiamo perché abbiamo una visione più ampia rispetto a quando eravamo calciatori“.

La scuola italiana ha permesso a Davids, oggi allenatore in Portogallo alla guida dell’Olhanense, società che milita nella terza divisione del campionato portoghese, di avere una visione del calcio sicuramente arricchita. Durante la diretta l’ex giocatore della Juventus ha parlato della scuola Ajax e di quella italiana.

La scuola Ajax è speciale perché ti insegna a capire il calcio. L’Ajax i suoi giovani li fa giocare come se fossero la prima squadra. All’Ajax devi capire, costruire e poi anche inventare, siamo più offensivi. La scuola italiana invece è basata su una forte impostazione difensiva. Gli allenamenti italiani si basano molto sulla disciplina e sulla tattica e spesso risultano molto noiosi, però è sinonimo di organizzazione dei ruoli. Ognuno sa quel che deve fare lui e quel che devono fare gli altri. Invece da noi non c’è limite alla creatività, si può creare ovunque. La difesa da noi non ha una disciplina così rigida. Quando sono arrivato in Italia ho capito subito una cosa. Quando arrivi in un altro paese devi cambiare, se non cambi non puoi crescere e diventare un grande giocatore. Vedi ad esempio quei grandi giocatori stranieri che arrivano in Italia e poi non si esprimono al meglio? Bisogna ricominciare da zero: come si mangia, come si parla, come si vive. Si deve cambiare tutto. In Olanda si mangia alle 6, in Italia alle 9 e poi tre ore di allenamenti! Da noi in tre ore ne facciamo due di allenamenti! Devi cambiare proprio mentalità, anche quella sportiva.”

Davids, a differenza di molti altri colleghi, non critica il calcio moderno. Anzi, nella mente dell’ex centrocampista olandese c’è un calcio che sta facendo passi in avanti, soprattutto per quanto riguarda la costruzione del gioco: “La cosa che mi piace del calcio di oggi è che si può imparare da tutti. Una volta se arrivavano palloni dietro al portiere, spesso e volentieri quel pallone finiva in fallo laterale per non rischiare. Oggi si cerca di giocare di più, di costruire le azioni da dietro, impostando il gioco.

La parte finale è un elogio alla scuola italiana ricordando anche la famosa semifinale dell’Europeo del 2000 con la sua Olanda battuta dall’Italia ai rigori con un uomo in meno: “Non credo di aver mai giocato una partita in cui sono stati sbagliati due rigori. Eravamo una bella squadra, molto carica, ma voi italiani avete fatto un capolavoro giocando in dieci contro undici“.

C.R.

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