Dal calcio “semplice” di Max, a quello scientifico di Pep che ha “assunto” gli astrofisici

Due modi di lavorare differenti che hanno prodotto diversi risultati negli anni. Uno si affida maggiormente alle sensazioni, l’altro lavora tanto sull’interpretazione dei dati e sulle analisi. Tutte le sfumature del calcio del futuro o del presente “avanzato” con due metodi opposti

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Non esiste una ricetta per vincere, neppure un manuale da seguire per raggiungere gli obiettivi. Ognuno vive secondo la sua filosofia e porta avanti il suo credo con l’ausilio dello staff tecnico. Il calcio ha vissuto più fasi negli anni, è cambiato e si è adattato in maniera considerevole alle evoluzioni di natura tecnologica. C’è chi ha scelto di affidarsi all’ausilio di nuovi strumenti e chi invece crede fortemente nelle proprie sensazioni. Empatia, quando uno sguardo conta di più di un dato o di un’analisi redatta dai collaboratori.

“Il calcio non è una scienza esatta” dice spesso Max Allegri spiegando il suo punto di vista all’interno della sua biografia. Ha parlato di situazioni diverse che necessitano di più chiavi di lettura: spesso a far la differenza sono le sensazioni dell’allenatore che in base al momento è in grado di decidere. L’istinto prima del numero e delle statistiche, che possono certamente aiutare l’interpretazione di una fase di gioco o la lettura di un momento se contestualizzate nel modo opportuno. Meno studio, meno analisi e maggior confronto con i giocatori per captare le loro emozioni, provando a metterli sempre nelle migliori condizioni possibili.

Punti di vista, completamente opposto quello di Pep Guardiola: “Il calcio professionistico non è una cosa semplice”. Riferimento chiaro ai molteplici dettagli che possono influire sul risultato di una partita. L’allenatore catalano da quando ha iniziato la sua avventura al City si avvale di un corposo gruppo di match analyst con i quali si confronta costantemente. L’analisi riguarda i singoli allenamenti della sua squadra, durante i quali i giocatori sono puntualmente monitorati.

E poi lo studio dell’avversario, che è un lavoro completamente diverso, in cui la video-analisi serve per evidenziare i punti di forza e di debolezza della squadra. I video sono un punto fondamentale anche per i suoi giocatori, uno strumento per correggere gli errori e creare nuovi spunti di riflessione. Nello staff del City ci sono diversi analisti italiani che pianificano la strategia della partita e consegnano un report corredato di video, dove Guardiola legge, interpreta e si confronta con il team.

 Ma la Pep-Analisi non si è fermata qui, ha seguito un suo percorso evolutivo al passo con i tempi. Così il Manchester City ha deciso di assumere diversi astrofisici per supportare il lavoro dell’allenatore. Una campagna acquisti davvero universale che ha coinvolto la prima squadra in ogni suo aspetto. A lanciare la notizia è stato il Daily Mail. A cosa servono gli scienziati nel calcio? Fanno parte dell’area dati della società, ma non solo del club inglese, di tutti e dieci club del City Football Group.

Studio dei dati e “simulazione” dell’avversario, per capire se certe strategie possono avere dei riscontri positivi durante la gara. Siamo nel futuro o forse nel presente avanzato, sarà il tempo a dirlo circa l’utilità di certe informazioni. L’ossessione di Guardiola è quella di tenere sotto controllo più cose possibili. E’ chiaramente un ragionamento utopistico, ma la direzione è esattamente quella di ridurre il più possibile l’effetto imprevisto. Di altro avviso è Allegri che ha un approccio più soft. Max considera l’imprevisto come parte integrante del percorso e toccherà poi al tecnico fare la scelta meno dannosa per il gruppo.

Sicuramente, il punto che accomuna entrambi è la leadership innata e la qualità di gestire il gruppo (o le risorse umane, per dirla alla Max) nel miglior modo possibile.
Di certo non sapremo mai se sarà più produttivo un calcio “semplice” o un calcio “scientifico”. D’altronde ognuno crede fermamente nei suoi metodi e nella sua filosofia. Non esiste una sola ricetta o un singolo fattore in grado di determinare una vittoria.

Mario Lorenzo Passiatore

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