Crespo: “Per Maradona ho pianto tanto, non riuscivo a parlare con i miei giocatori”

Fresco vincitore della Coppa sudamericana con il Defensa, la scorsa settimana ha parlato della sua nuova vita alla Bobo Tv, il canale di Christian Vieri su Twitch. Le emozioni da allenatore, i suoi trascorsi da calciatore e il ricordo di Diego: “Ha accompagnato i miei sogni sin da bambino”

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Programmato per segnare. Una vita in Italia, è arrivato nel 1996 al Parma di Carlo Ancelotti, con un curriculum già carico di trofei con la maglia del River Plate. Da giocatore è stato l’unico ad aver fatto doppietta in una finale di Champions e in una finale di Coppa Libertadores. E’ diventato ben presto Valdanito, un’etichetta attribuitagli dal suo primo allenatore, Daniel Passarella, quando chiesero informazioni sul giovane Hernan. “Il ragazzino (Crespo ndr) è un piccolo Valdano, per come si muove e per come si esprime”. Da lì in poi Valdanito, negli anni si è trasformato in un vero e proprio giochino giornalistico. “Oggi mi rivedo in Lewandowski, è l’attaccante che mi somiglia di più”.

La scorsa settimana ha vinto il suo primo titolo da allenatore con gli argentini del Defensa. Ha battuto il Lanus per 3 a 0, alzando al cielo la Coppa Sudamericana, l’equivalente della nostra Europa League. “E’ bellissimo allenare, ma fare il calciatore è il massimo. Da allenatore vedi la soddisfazione negli occhi degli altri. Cambia il modo di essere felici. Come quando uno diventa papà, vivi attraverso gli occhi dei tuoi figli. Se rinasco, in un’altra vita, torno a fare il calciatore”.

Uno dei grandi segreti del trionfo in coppa sudamericana è stato Braian Romero, un esterno offensivo che mister Crespo ha adattato in attacco per sfruttare al massimo le sue doti da velocista. “Un giorno mi sono piazzato su una torretta, volevo vedere i movimenti della squadra e ho fatto arbitrare il mio collaboratore. Fermo l’allenamento, chiamo Braian Romero e gli dico: ‘Vai a fare il centravanti, però non voglio che tu venga incontro. Dietro di te metto due che ti mandano in porta. Attacca sempre la profondità’. I primi 20 minuti ha fatto tre gol. Abbiamo trovato il centravanti così, un po’ per caso. Puoi anche avere delle idee, ma devi avere l’apertura mentale del giocatore pronto ad accettare nuove soluzioni. Ci vuole sensibilità”.

Hernan ha avuto grandi maestri nel corso della sua carriera, ma sono in tre gli allenatori che hanno segnato in maniera indelebile il suo percorso professionale. “Ancelotti per l’umanità, un leader vicino a i giocatori. Bielsa, per come migliora singolarmente i giocatori. Mourinho perché ti migliora con l’aspetto ludico del gioco. Le sue metodologie di lavoro, da come comincia l’allenamento ti apre la testa, ti fa vedere cose diverse. Ho visto come comunicava con la stampa, con lo staff e i giocatori. Mi sono accorto che fare l’allenatore non è soltanto scegliere gli 11. Loro tre sono quelli che mi hanno fatto vedere qualcosa di diverso”.

E’ stato un anno duro per tutti, anche per Crespo che non ha potuto ricongiungersi con i suoi affetti più cari. Ha vissuto una piccola crisi che l’ha portato a fare delle riflessioni profonde sulla sua vita. “Sono stato un anno senza vedere le bimbe. E’ stata una botta difficile, ti fai tante domande se vale la pena o meno stare lontani. Però se insegui le tue passioni e non molli poi tutto torna. Ho deciso di fare la gavetta in Argentina e rischiare, pur di migliorare. Amo follemente il calcio”.

L’ultimo pensiero è rivolto a Maradona, scomparso lo scorso 25 novembre in Argentina. Un evento che ha scosso e non poco la sua vita. “Diego è immortale. E’ sempre stato sul filo del rasoio ma è riuscito sempre a cavarsela. Quello che ha fatto per la mia nazione è stato enorme. Durante l’allenamento non riuscivo a parlare con i miei giocatori. Non smettevo di piangere e non riuscivo a svolgere il mio lavoro. Ha accompagnato i miei sogni, da bimbo fino a quando sono diventato calciatore”.

Mario Lorenzo Passiatore

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