L’alieno Cavani, quando ai test fisici lasciò senza parole lo staff

Nel giorno del suo compleanno abbiamo rivisitato gli aneddoti più belli che meglio rappresentano il personaggio. Dal racconto di Fabiano Santacroce a Mondo Napoli, al rifiuto alla Juve per quell’amore incondizionato verso la città. A dicembre è stato omaggiato con un grande murales

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Trentaquattro anni da professionista. Edi è nato con una predisposizione naturale al sacrificio, a fare sempre qualcosa in più dell’ultima seduta. E’ la storia di una vita lineare, senza colpi di testa, fatta di fede, costanza ed eterna insoddisfazione. “Sono molto severo con me stesso, il non è possibile non appartiene al mio vocabolario”. Poche parole, anche nell’interviste ha sempre provato a proteggere la sua intimità, la sua sfera famigliare. Ha trovato la forza nella preghiera, un modo diretto per guardarsi allo specchio e fare i conti con se stesso. Ha spiegato più volte che sacrificarsi in campo vuol dire aiutare i compagni, ripiegare e ripartire per 75 metri.

Proprio a tal proposito, l’ex giocatore Fabiano Santacroce ha raccontato a Mondo Napoli il professionista Cavani, con il quale ha condiviso una parte della sua esperienza in azzurro. “E’ un alieno, è l’attaccante ideale. Ha una corsa pazzesca sia in fase offensiva che in fase difensiva. Se gli fai vedere uno schema te lo fa ottomila volte. Non ha grosse doti quando ti punta, ma va cento volte in profondità e fisicamente ti sfianca, primo o poi entra per farti male”.

C’è un episodio che rappresenta Cavani alla perfezione e che Santacroce ha voluto ricordare. Quella volta che il Matador lasciò senza parole lo staff, dopo aver sostenuto una prova fisica che mai nessuno era riuscito a completare fino alla fine. “Un anno, un’agenzia è venuta a Napoli per farci fare dei test fisici, lo facevano per diverse squadre europee. Era un test molto duro, si partiva dalla bandierina e dovevi fare tutto il giro del campo superando diversi step. L’esercizio non prevedeva recupero. Tutti ci siamo fermati più o meno a metà campo, Edi è stato l’unico a fare tutto il giro. Ha corso per 20 minuti di continuo con una velocità pazzesca. I signori dei test si guardarono stupefatti, ci dissero che fino a quel momento nessun giocatore di una squadra europea aveva completato il test, tranne uno: Cavani”.

E’ sempre stato il suo modo di approcciare all’allenamento, provando continuamente ad alzare l’asticella. Un robot umano che ha saputo emozionare e trascinare i compagni con l’esempio, mai con le parole. A Napoli ha lasciato il segno e un pezzo di cuore.

Il rifiuto alla Juve per amore di Napoli

La Juve ha provato più volte a portarlo sotto la Mole, anche nell’estate 2020 quando Edi si era svincolato dal PSG ed era libero di accasarsi altrove. Troppo forte l’amore per Napoli, per la sua gente e la città. 104 gol in 138 partite, sono i numeri di tre anni di passione ai piedi del Vesuvio. Nessun tavolo, nessuna trattativa, il no è categorico e non ci sono margini per fargli cambiare idea. “Non potevo fare un gesto del genere ai napoletani. Se penso a Napoli penso alla gioia, so che ho fatto tanto per loro e loro continuano ad omaggiarli”.

Nessuno spiraglio neppure per l’Inter che ha provato sondare il terreno in passato ma, dopo Napoli, il Matador non ha voluto più indossare altre maglie in Italia. Nel mese di dicembre è comparso un enorme murales alla stazione Mostra-Stadio Maradona che raffigura il suo volto. Una cosa enorme, riservata solo a pochi, pochissimi eletti. “L’ho visto, l’emozione si è raddoppiata vedendo i miei figli ammirare quel murales. Non si può spiegare”.

Mario Lorenzo Passiatore

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