Brasile-Zaire: la storia della punizione al contrario che salvò la vita…

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Un gesto che rimarrà per sempre nella storia dei Mondiali e che ha probabilmente salvato la vita a molte persone.

Il Mondiale è sempre un avvenimento importante che suscita l’interesse di molte persone, anche coloro che solitamente non amano guardare il calcio. Durante i Mondiali però il senso di appartenenza alla squadra della propria Nazione avvicina davvero tutti e spesso un intero Paese resta praticamente immobile durante i novanta minuti. E poi i Mondiali spesso ci portano episodi importanti che restano impressi nella mente di tutti gli amanti del gioco del calcio. E non solo.

I Mondiali del 1974

E’ il Mondiale tedesco che mostra al Mondo intero la forza dell’Olanda di Rinus Michels che in campo presentava grandi giocatori, in primis quel fenomeno di nome Johan Cruijff. Sono gli olandesi a mostrare un gioco fuori dal normale con continui cambi di direzione, giocatori che si interscambiano tra loro e le grandi perle del “Profeta” olandese. Ma a vincere sono proprio i padroni di casa. Nella memorabile finale i tedeschi riescono a recuperare lo svantaggio iniziale e a segnare due gol, l’ultimo porta la firma del bomber Gerd Muller. Era la Germania del Kaiser, Franz Beckenbauer. Un Mondiale che vide l’Italia di Valcareggi uscire clamorosamente ai gironi dopo una vittoria contro Haiti, il pareggio contro l’Argentina e la sconfitta contro la Polonia. I giocatori del ’70 non riescono nell’impresa di tornare nuovamente ad emozionare i tifosi italiani che dovranno inghiottire un boccone amarissimo.

Brasile-Zaire e la punizione al contrario…

C’è anche il Brasile che non riuscirà ad arrivare in finale dopo la sconfitta contro l’Olanda. Non solo, i brasiliani perderanno anche la finale per il terzo e quarto posto contro la Polonia. E’ il Brasile di Zagallo in panchina, con il sinistro di Rivelino e qualche reduce dalla vittoria del 1970. Ovviamente non c’è più Pelé. Un Brasile che non inizia benissimo il Mondiale e dopo due pareggi consecutivi nel primo girone di qualificazione arriva alla terza partita contro lo Zaire. I brasiliani per passare il turno devono fare tre gol. Alla fine vinceranno tre a zero, ma quella partita passò alla storia per la famosa punizione al contrario. Lo Zaire era alla sua prima esperienza in un Mondiale, erano giocatori non professionisti che dopo la vittoria della Coppa d’Africa in Egitto, speravano di poter fare bella figura in Germania. Prima partita contro la Scozia persa due a zero, in gol Lorimer e l’ex attaccante del Milan Joe Jordan, lo “Squalo”. La seconda partita è contro l’ex Jugoslavia, una delle squadre più temibili. Ed infatti il match finisce nove a zero, con il c.t. dello Zaire, Blagoja Vidinić, jugoslavo, che fu accusato dal dittatore Mobutu di aver svelato i piani tattici ai connazionali. Arriva infine la partita contro il Brasile. Ed è qui che il maggiore Mobutu decide di minacciare i propri giocatori.

Si alza in volo un jet privato che da Kinshasa arriva in Germania. Sull’aereo ci sono alcuni suoi uomini, vestiti in cuoio nero. Si presentano in albergo e chiedono un colloquio con i giocatori. La partita successiva è ancora più difficile perché di fronte c’è il Brasile campione del mondo, che ha bisogno di tre gol per qualificarsi. Kazadi è tornato titolare: è quel tipo di portiere che ha un coraggio fisico belluino, capace di un’uscita di pugno anche a quindici metri dalla porta. Le chance che faccia una grande parata sono altissime, ma le chance che, dopo una grande parata, ne arrivi una inguardabile sono ancora più alte. Ed è esattamente quello che succede. La prima rete è di Jairzinho, la seconda di Rivelino, che calcia come fosse un giocatore di Subbuteo senza neanche avere bisogno di muovere la gamba, e in quell’occasione sfodera un sinistro all’incrocio cui il portiere zairota non ha mai assistito in tutta la sua vita, e poi, su un tiro-cross di Valdomiro, Kazadi si fa entrare la palla in porta: 3-0.
A dieci minuti dalla fine c’è un calcio di punizione per il Brasile. Accarezza la palla Rivelino, e la mette per terra. Il suo è uno dei sinistri più incredibili della storia del calcio, ma dalla barriera schierata per qualche motivo misterioso esce Mwepu, che calcia il pallone spedendolo a cinquanta metri. La palla sfiora la faccia di un inebetito Rivelino. Rainea, l’arbitro romeno, lo ammonisce, ma nessuno sa cosa pensare, è come se l’orologio della storia del calcio africano fosse stato spostato indietro di trent’anni. Ma questi neanche le regole sanno? Jairzinho va davanti a Mwepu e gli scoppia a ridere in faccia. L’africano sta per aggredirlo e gli dice: ‘Ma cosa ridi tu, cosa ridi?’ Soltanto in seguito si scoprirà la verità.
Avete presente quelli vestiti in cuoio nero, che sono arrivati in aereo da Kinshasa? Bene, hanno chiuso i giocatori in una stanza, e gli hanno detto: ‘Al Brasile servono tre gol per qualificarsi. Fino al terzo gol siete salvi, dal quarto in poi voi non tornate più a casa, e la sorte delle vostre famiglie non deve più interessarvi’. Quando Rivelino mette giù il pallone per prepararsi a calciarlo, Mwepu sta pensando soltanto a quello: al futuro suo e dei suoi cari. Cosa ridi, tu? Quando i giocatori tornano in Zaire, all’aeroporto non trovano neanche i tassisti, e quei pochi che ci sono dicono: ‘Magari fatevi trovare dall’altra parte perché non vi voglio far salire in macchina davanti a tutti, siete persone non gradite
“.

E’ il racconto magistrale di Federico Buffa contenuto nel libro “Storie Mondiali – Un secolo di calcio in 10 avventure” di Federico Buffa e Carlo Pizzigoni. Fa capire come quella punizione al contrario sia stata una vera e propria liberazione per i giocatori dello Zaire.

C.R.

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