Batistuta, Edmundo e il Carnevale di Rio: “Un tradimento imperdonabile”

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Il leggendario attaccante argentino non ha mai dimenticato il gesto del brasiliano nel periodo più critico della Fiorentina.

I tifosi della Fiorentina anche quest’anno devono sopportare una classifica non certo lusinghiera per il blasone della società viola. Nonostante gli sforzi del presidente Commisso, la squadra non gira e si ritrova lontana dalla zona Europa e a cinque punti dal Torino terz’ultimo in classifica. Non certo il miglior momento del Prandelli bis a Firenze. Senza i tifosi allo stadio la formazione toscana ha perso sicuramente tanto, la spinta della gloriosa Fiesole spesso è stata l’arma in più nelle partite casalinghe. La speranza, per i tifosi viola, è che ci sia una ripresa visto anche il parco giocatori non certo da zona retrocessione. Lontani i tempi in cui la mitraglia di Batistuta faceva impazzire Firenze e l’Italia intera. Era la Serie A delle sette sorelle ma soprattutto era la Fiorentina terribile di Batigol, Rui Costa e tanti altri campioni.

Nella stagione 1998-1999 era soprattutto la Fiorentina di Giovanni Trapattoni e di quel meraviglioso tridente formato da Edmundo, Batistuta e Oliveira, con il maestro Rui Costa alle spalle. L’allora presidente Vittorio Cecchi Gori aveva costruito una squadra solida affidandola ad un grande allenatore come il Trap Nazionale. Una stagione che dimostra fin da subito le chiare intenzioni della Fiorentina di fare la voce grossa con le altre Big del campionato. D’altronde quando in attacco hai un campione come Batistuta nulla è impossibile. Ed infatti la Fiorentina arriva in testa al termine del girone d’andata, mostrando una compattezza di squadra incredibile con un tasso di qualità altissimo. E i tifosi viola sognano davvero lo Scudetto che manca ormai da tantissimi anni. Batistuta è capocannoniere del torneo con 18 gol in 19 partite, un rullo compressore. I viola arrivano il 7 febbraio 1999, al match contro il Milan, da capolista con tre punti di vantaggio sulla Lazio, con Milan e Parma subito dietro. Potrebbe essere il match chiave per dare alla Fiorentina lo slancio verso lo Scudetto. Ed invece all’88esimo minuto, con il punteggio fermo sullo zero a zero, Edmundo lancia Batistuta in profondità, l’argentino scatta ma cade a terra urlando per il dolore. La diagnosi è impietosa: stiramento del collaterale del ginocchio, circa 40 giorni di stop.

Ed è qui che la Fiorentina perde definitivamente ogni speranza Scudetto. Sia chiaro, anche con Rui Costa, Edmundo e Oliveira i viola avrebbero potuto lottare fino alla fine per la vittoria finale in attesa del ritorno del bomber argentino. Ma in quel periodo in Brasile c’è il famoso Carnevale ed Edmundo, che da tempo soffre di “saudade”, ha già in mano la valigia che lo porterà a Rio. Batistuta però cerca di chiamare il compagno di squadra chiedendo espressamente di non lasciare la Fiorentina senza una vera punta di ruolo.

Eravamo molto legati, fino a quella volta che mi infortunai al Ginocchio nel 99, chiamai Edmundo a casa e gli dissi: “Dai Animale, resta qui a Firenze, caricati la squadra sulle spalle per questo periodo, lascia perdere il Carnevale. Mi rispose lasciandomi impietrito: ‘Capitano, per me è troppo importante, non posso non andare, cerca di capirmi’. A quella risposta gli attaccai il telefono in faccia, chiamai il Trap e gli dissi, non voglio più vedere a Firenze quella testa di Cazzo. Ho sempre lottato e dato tutto per far felici i miei tifosi. Ero il capitano, dovevo dare un segnale forte alla squadra. Non potevo permettere che un deficiente qualsiasi, abbandonasse la squadra, per andare a fare i suoi sporchi comodi. Tempo dopo, mi telefonò chiedendomi scusa, gli dissi: ‘delle tue scuse non ci faccio nulla, mi hai tradito nel momento del bisogno, di uno come te non so che farmene’. Da quel giorno, non l’ho più sentito e rivisto“.

Batistuta l’estate prima aveva rifiutato la corte di Massimo Moratti che avrebbe voluto rinforzare l’attacco dell’Inter con l’argentino. Il patto tra Batistuta e la società era quello di poter lottare per lo Scudetto. Dopo l’infortunio di Batigol, il viaggio in Sudamerica di Edmundo, i viola crollarono terminando al terzo posto in classifica. Un epilogo amaro che incrinò i rapporti tra Batistuta e la società viola. In un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, lo stesso Batigol spiegò in maniera chiara il rapporto non più idilliaco con la società.

Non fu grave il fatto che un giocatore voglia andare a ballare al carnevale in Brasile. La cosa grave è stata che la società glielo abbia permesso. Per me è stato come un tradimento. Questa cosa è stata l’inizio della fine del mio rapporto con la Fiorentina, sono andato alla Roma nonostante a Firenze mi sentissi un re. Avrei voluto vincere lo Scudetto sotto la Fiesole“.

Batigol volò a Roma due anni dopo riuscendo a vincere lo Scudetto con la maglia giallorossa, segnando anche un gran gol contro la Fiorentina con tanto di lacrime amare per aver battuto la sua ex squadra. Ma l’argentino aveva voglia di vincere qualcosa di importante. A Firenze non ci riuscì. Non per colpa sua, ovviamente.

C.R.

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