Guardiola e quell’aneddoto su Cruyff prima di una finale

Nella conferenza pre-gara contro il PSG, Pep ha raccontato un episodio che ha segnato una parte della sua carriera da calciatore. Quando il Pelè Bianco sedeva sulla panchina dei blaugrana rassicurò tutti con la sua solita pacatezza. “Ma io non dirò mai una cosa del genere perché…”

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Ha appena festeggiato il suo trentesimo titolo in carriera in poco più di un decennio da allenatore. Un traguardo che lo colloca tra i tecnici più vincenti della storia del calcio. L’ultimo titolo in Carabao Cup ai danni del Tottenham davanti a ottomila tifosi. Pep punta a incrementare ancora la sua personalissima bacheca con la conquista della Premier League: sarà solo questione di tempo, attualmente sono dieci i punti di distacco dallo United.

Ma c’è prima una missione ancora più difficile, provare a centrare il bottino Europeo lontano da Barcellona. In occasione della conferenza pre-gara della semifinale di andata contro il Psg, il tecnico catalano ha raccontato un aneddoto del suo mentore Cruyff, rivelando i dettagli di una delle partite più importanti della sua carriera.

“La sua mitica frase arrivò un minuto prima di andare a giocare a Wembley, era la nostra prima finale di Champions League che vincemmo nel 1992 contro la Sampdoria. Ci disse: ‘Andate e divertitevi’. Ma io non dirò la stessa cosa ai miei giocatori. Non sono Johan Cruyff e di sicuro non dirò una cosa del genere. Ci sono dei momenti in cui i calciatori si possono divertire”.

Missione zero stress. Trasmettere serenità senza abbassare il livello di concentrazione del gruppo. Certamente si può, senza esagerare concedendo gli spazi opportuni anche in prossimità di una partita. Stare sul pezzo non vuol dire non staccare mai.

“Il caffè che prenderanno in aeroporto, o la cena in hotel. Voglio che si godano la conferenza stampa e l’allenamento pre-gara. Devono godersi tutto il processo, non solo la partita. Abbiamo la fortuna di essere tra le migliori quattro squadre in Europa quest’anno. Devono godersi questi aspetti. Questo è l’atteggiamento che vorrei vedere nei miei giocatori e in ognuno di noi”.

Dunque, non userà il metodo Cruyff perché carisma e personalità sono difficilmente replicabili, ma proverà infondere fiducia ai suoi uomini senza sovraccaricarli di particolari stress. Poi, una volta in campo, ci sarà poco da star tranquilli con Mbappé, Di Maria e Neymar. Ma lì sarà un’altra storia.

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