Allegri: “I giocatori sono diventati strumento degli allenatori. Dobbiamo tornare all’ABC”

L’ex allenatore dei bianconeri ha parlato a 360 gradi a Sky Sport: dal momento delle italiane, la Juve, i settori giovanili, la gestione delle risorse umane nello spogliatoio e il suo futuro: “L’allenatore deve creare valore e portare i risultati. Il calcio è fatto di gesti tecnici all’interno di un’organizzazione. A giugno mi piacerebbe tornare in panchina, ho grande passione e tanto da dare”

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E’ tornato a parlare Massimilano Allegri e l’ha fatto a Sky Calcio Club, il programma condotto da Fabio Caressa nel post gara di Roma-Napoli. Il tecnico toscano senza panchina da quasi due anni, dopo la separazione con la Juve maturata al termine della stagione 2018-2019, ha parlato di tutto tra passato e futuro. Ha affrontato anche il tema scottante della eliminazione delle italiane in Champions League. Max, non ha mai perso il senso dell’ironia e il suo esordio ha strappato subito un sorriso agli altri ospiti presenti al Club: “Sono due anni che non parlo e spero di non dire cazzate. Quando non alleno vedo poche partite. Per un anno sono stato così. Nell’ultimo periodo ne ho viste un po’ per immedesimarmi nell’allenatore”.

A incalzarlo ci hanno pensato subito Sandro Piccinini e Fabio Caressa che hanno stuzzicato il tecnico di Livorno su quanto prodotto dalle nostre squadre nelle coppe Europee, dove la Roma resta l’unica rappresentante.

“Ho fatto un po’ di riflessioni. Credo che il calcio italiano debba rimboccarsi le maniche. Ho avuto la fortuna di crescere con allenatori vecchio stampo. Non bisogna buttare via completamente il passato e non bisogna buttare completamente il presente. La parola giusta è equilibrio, nel calcio come nella vita. Sento parlare di costruzione da dietro, la fanno tutti, chi non la fa? Bisogna capire quando si può fare e quando non si può fare. Il calcio è una roba seria”.

Il fulcro di tutto resta sempre il giocatore, lasciando in secondo piano la figura del tecnico che negli anni ha quasi oscurato coloro che scendono in campo e che, per certi versi, incidono e decidono i match.

“Bisogna rimettere al centro di tutto il giocatore. Meno tattica e più tecnica. La tattica serve, poi però ci lamentiamo quando un giocatore passa la palla a 100 km/h in Europa. Bisogna farci delle domande, innanzitutto bisogna lavorare nel settore giovanile, come tecnica e tattica individuale. A me dispiace dirlo, ma i giocatori sono diventati uno strumento per dimostrare che gli allenatori sono bravi. L’allenatore è bravo quando vince. L’allenatore deve creare valore e portare i risultati. Il calcio è fatto di gesti tecnici all’interno di un’organizzazione. Io dico che il calcio italiano ha bisogno di ritornare un po’ all’ABC”.

Il mestiere dell’allenatore ha mille sfumature e molteplici responsabilità, secondo Max non esiste un manuale dal quale attingere, spesso è l’esperienza a costruire la figura del tecnico nel corso degli anni. “Fare l’allenatore è un mestiere molto difficile. Come si fa a spiegare come si fa l’allenatore? Dal lunedì al sabato fai un mestiere, la domenica è tutta un’altra cosa. Arrivano in partita degli imprevisti che non puoi prevedere durante la settimana. Poi l’allenatore vive di sensazioni e in base a quelle deve prendere delle decisioni. Ecco perché mi batto ancora oggi che la gestione delle risorse umane è fondamentale non solo nel calcio, ma anche nelle aziende. La comunicazione è un altro fattore importante. Più sali di livello e più hai a che fare non con giocatori, ma con vere e proprie aziende. Io sono stato sempre ascoltato dai miei giocatori e per loro sono sempre stato un punto di riferimento. Al di là della tecnica, la gestione delle risorse umane poi fa la differenza”.

Il futuro è scritto ma ancora non c’è una destinazione. Max vorrebbe tornare in panchina a partire dalla stagione 2021/2022 perché sente di poter dare ancora tanto. Nel corso della sua carriera ha assorbito tanto dal lavoro dei suoi giocatori, c’è stato un vero e proprio scambio di competenze, un continuo dare e avere. A tal proposito ha svelato due chicche curiose riguardo Dani Alves.

“Voglio rientrare a giugno perché mi diverto e ho grande passione. Non sono andato in crisi d’astinenza, però mi manca godere delle gesta dei miei giocatori. Ad esempio avevo Dani Alves eravamo a Napoli a giocarci la semifinale di coppa Italia. Ad un certo punto dissi a lui di entrare per metterci dietro a 5. Dopo pochi minuti viene lui da me e mi fa: ‘Mister, mi metto a uomo su Insigne perché è quello che ci può creare più difficoltà’. L’ho lasciato fare, aveva ragione lui. Ho imparato molto dai grandi campioni. Infatti quando giocammo col Barcellona, Dani Alves andò a giocare a uomo contro Neymar. Perché i grandi giocatori vogliono andare sempre a uomo contro uomo. Infatti in Europa ormai si sta andando verso questa direzione”.

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