Allegri: “Dall’ego di Seedorf alla gestione di Mandzukic. Ronaldo diverso dagli altri”

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Massimiliano Allegri ha parlato della gestione dei leader all’interno di uno spogliatoio. Citando tra l’altro alcuni suoi ex giocatori…

Seconda stagione in Serie A senza Massimiliano Allegri. L’ex tecnico della Juventus, dopo aver lasciato i bianconeri, ha preferito restare a casa per ricaricare le pile dopo cinque anni intensi a Torino. Tanti rumors sul suo futuro ma al momento nessuna conferma, anche se in tanti scommettono in un ritorno in panchina nella prossima stagione. In Serie A? Tutto è possibile, di certo le offerte non mancano per uno degli allenatori italiani più vincenti. Allegri che nella sua esperienza a Milano, sponda Milan, e Torino, sponda bianconera, ha dovuto gestire spogliatoi importanti pieni di calciatori di altissimo livello ma soprattutto dal grande carattere.

Durante un incontro organizzato dalla SGB Humangest Holding nel giugno 2019 dal titolo “La gestione dei leader”, il tecnico bianconero, assieme a Fabio Caressa e Roberto Maroni, ha parlato della presenza di giocatori di personalità all’interno di uno spogliatoio, raccontando aneddoti importanti riguardo alcuni giocatori allenati in questi anni.

Leader si nasce, all’interno dello spogliatoio si riconoscono subito. Bisogna dire che all’interno di un gruppo ci sono diversi leader: c’è un leader tecnico, riconosciuto dalla squadra ed un leader caratteriale. C’è anche un leader silenzioso, io per esempio ho avuto Pirlo al Milan. Si riconoscono subito perché quando ci sono momenti di difficoltà, quando ci sono dei problemi, riescono a mandare messaggi giusti al gruppo. Lo spogliatoio è sacro, l’allenatore entra all’interno, ma tra tecnico e giocatori ci deve essere un collante che sono appunto i leader“.

All’interno di un gruppo si trovano diversi leader, come già detto dallo stesso Allegri. A quel punto bisogna però trovare degli equilibri importanti per raggiungere l’obiettivo iniziale della stagione. Il tecnico toscano parla di questo aspetto citando la sua esperienza a Milano.

Ibrahimovic era riconosciuto come leader tecnico all’interno del Milan, poi Gattuso era riconosciuto come leader carismatico, Pirlo leader silenzioso, mentre Seedorf, che tutti detestavano perché rompeva le balle, era quello che si prendeva le responsabilità quando la squadra scendeva in campo nei momenti di difficoltà. Devi appoggiarti a loro perché loro devono trasmettere un messaggio importante ma non solo nel campo ma anche fuori. Soprattutto in un contesto come lo spogliatoio di oggi dove ci sono tanti stranieri con culture diverse“.

Un allenatore all’interno nello spogliatoio deve comunque gestire un gruppo numericamente importante con diverse personalità. Come fare a gestire un gruppo così ampio? Allegri è convinto che bisogna sicuramente avere delle regole ma lasciando spazio alla creatività.

Bisogna lasciare libera la creatività, è molto importante. Poi si può usare un sistema autoritario, cioè si fa questo e basta, però non puoi farlo per tanto tempo, c’è un limite. Si può gestire un gruppo in modo autorevole, ovvero parlare, responsabilizzare i giocatori, parlare con un giocatore in un determinato momento, usare carota e bastone. Vicino a noi abbiamo persone che pensano, sono in grado di sviluppare idee importanti all’interno di una squadra di calcio. Per questo credo che sia importante lasciare ai giocatori la libertà di esprimersi sempre all’interno di un limite ben tracciato dalla squadra“.

Durante il dibattito si è parlato molto di un termine utilizzato da Massimiliano Allegri all’interno del suo libro, ovvero “cazzeggio creativo”. Incalzato dal presentatore della serata, Fabio Caressa, l’ex tecnico della Juventus ha voluto spiegare cosa significa e a cosa serve all’interno di una squadra di calcio.

Non puoi andare ogni giorno a cento, non c’è mai una stagione in cui sei sempre al massimo. Per avere dei picchi alti c’è bisogno di staccare la spina, di pensare ad altro, quando parlo di cazzeggio creativo penso ad una giornata con gli amici. Solo in questo modo potrai ritornare al massimo, ritrovare la lucidità per rialzare l’asticella. L’ho provato su me stesso. Quando sei concentrato tanto sul lavoro, poi non hai la lucidità per tornare a fare bene. Non bisogna aver paura di staccare la spina. Mi è successo al Milan l’anno dopo l’addio dei senatori. Era il terzo anno. Si inizia la stagione e le cose non andavano bene, ad un certo punto ho pensato di cambiare tutto. Perché non potevo chiedere le stesse cose dell’anno prima dove c’erano tanti campioni. Sono ripartito dalle basi, perché in quel momento lì eravamo negativi. Ad un certo punto ho parlato al mio staff, abbiamo capito quale era la qualità dei giocatori, non potevano darci dieci come il gruppo dell’anno precedente, non dovevamo chiedere tanto ma quello che ci potevano dare. Anche alla Juventus è successo questo: al secondo anno dopo dieci partite avevamo dodici punti (in sala anche l’ex dirigente della Juventus Marotta). Siamo entrati nello spogliatoio e parlavamo dei problemi, ed invece quando succede questo non bisogna perdere tempo a parlare dei problemi ma a trovare la soluzione. Chi trova più velocemente la soluzione trova strada libera. Ecco perché essere lucidi è importante e serve il cazzeggio creativo. Io quando ho bisogno di staccare vado a Livorno a guardare il mare, sto con gli amici, poi ritorno al lavoro e mi rituffo con una freschezza mentale diversa“.

Quale è la differenza tra un campione, un leader, ed un giocatore normale? Allegri parla soprattutto degli scontri che possono esserci durante la stagione tra personalità diverse. L’allenatore deve cercare di capire la differenza di un confronto tra un leader ed un altro calciatore.

Il campione, il leader, riesce a reggere il confronto, è più facile parlare con lui anche quando le cose non vanno bene. Un giocatore normale difficilmente regge il confronto. L’allenatore deve fare attenzione al messaggio che vuole mandare all’interno di un gruppo. Si può avere un confronto faccia a faccia se vuoi mandare un chiaro messaggio al singolo, ma a volte conviene ‘colpire’ il diretto interessato davanti a tutti per mandare un chiaro segnale a tutto lo spogliatoio. Ovviamente un allenatore deve conoscere la persona che ha di fronte. Conoscere il carattere dei giocatori“.

A questo punto il tecnico toscano parla di due giocatori che ha allenato per far capire le differenti personalità. Si parla di Mandzukic e Seeforf.

Mario è un calciatore straordinario ed una persona molto intelligente. All’inizio però non lo capivo, lui è sempre stato un tipo burbero. Poi mi sono informato e i croati riconoscono un capo, lui riconosceva me come capo. Se il dottore andava lì e gli diceva di non giocare lui non lo ascoltava. Se andavo io invece lui accettava la decisione. Clarence è un giocatore straordinario, intelligente, quando decideva di parlare con te stava anche due ore a parlare. Lui aveva un ego smisurato. Ad un certo punto, dopo due panchine consecutive, è venuto da me dicendomi: ‘Mister, lo sai che io al Milan non ho mai fatto due panchine consecutive?’. Io gli ho risposto: ‘Preparati che domenica arriva la terza’. L’ho colpito nell’orgoglio, da marzo in poi è stato il migliore in campo e ci fece vincere il campionato. Per andare al confronto duro devi avere davanti un calciatore in grado di sostenerlo”.

Nell’ultima parte del dibattito Allegri parla anche del ruolo della società in una squadra di calcio. Il tecnico toscano sa perfettamente che i dirigenti sono una parte importante soprattutto quando c’è unità di intenti.

La struttura societaria nel mondo del calcio è fondamentale, puoi essere il più grande allenatore di calcio, ma se non c’è dietro una società che è la struttura portante, difficilmente arrivi a vincere. C’è un momento in cui nella gestione dei calciatori società e allenatori devono avere ruoli diversi: in un determinato momento l’allenatore deve essere cattivo mentre la società deve essere più buona e viceversa, soprattutto in un contesto come quello di oggi in cui ci sono giocatori giovani che hanno a che fare con i social“.

Il pensiero finale è su Cristiano Ronaldo, Allegri è molto chiaro quando si parla della gestione del portoghese. Soprattutto in riferimento alla famosa frase utilizzata da tutti i grandi allenatori, ovvero ‘i giocatori sono tutti uguali’. A tal proposito l’idea di Allegri è completamente diversa.

L’allenatore di oggi non gestisce 25 giocatori ma 25 aziende. Io sono convinto che ogni individuo è diverso da un altro, così come un giocatore è diverso da un altro. Non si può dire che i calciatori sono tutti uguali, altrimenti Ronaldo non avrebbe vinto cinque Palloni d’Oro, mentre un altro non ne ha mai vinto uno. Tutti sono diversi, ci sono i titolari e le riserve. I ruoli devono essere ben definiti. Io nell’ultimo anno della Juventus ho messo in campo 38 formazioni diverse, ma i titolari sapevano chi erano e anche le riserve. Poi ho fatto diverse formazioni perché devo gestire la rosa visti gli impegni ravvicinati“.

Più che un dibattito un vero e proprio “vademecum” di Massimiliano Allegri sulla gestione del gruppo e sulla presenza dei leader all’interno dello spogliatoio.

C.R.

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